I social e me

People on the WebLo so, lo devo fare, lo voglio fare, mi interessa farlo, ma quanto sono riluttante nell’utilizzare in prima persona le reti sociali digitali.
I motivi che mi trovano così recalcitrante nei confronti di un fenomeno ormai praticamente ineludibile, a maggior ragione se ci si lavora in mezzo, sono diversi.
Il primo pensiero all’assurgere di Facebook, quando notavo lo sbigottimento sul volto di chi mi chiedeva: “Ma non hai una pagina?” era “non ho neanche il tempo di vedere le mie amiche vere, in carne ed ossa… figurarsi se ho il tempo, e la voglia, di andare a recuperare antiche frequentazioni che magari, in alcuni casi, stanno bene lì dove si trovano, nei cassetti chiusi dei ricordi”.
Naturalmente mi farebbe piacere sapere come sta e cosa fa quella vecchia compagna di scuola o quel compagno di tatami, ma resuscitare un’amicizia e poi non avere il tempo per coltivarla è brutto.
Il secondo grande blocco da superare è il pudore, condito da una spruzzata di sana autocritica, nell’espormi al pubblico giudizio: quel che ho da dire è davvero intelligente e interessante? Una domanda che, a giudicare dalla maggioranza dei post circolanti in Rete, ben pochi si fanno. (segue)

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